Oggi voglio dedicare le mie forze per dimostrare l'assoluta inaffidabilità dei sistemi totalitari di matrice fascsita che, a chiacchiere, dicevano di "andare verso il popolo" ma, nei fatti, rappresentarono la spalla forte e crudele della Borghesia.
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| Famiglia "benestante" fascista. |
Questa considerazione non è dettata da partigianeria... ma dalla pura e semplice constatazione dei fatti storici. Essa affonda la sua veridicità nella consapevolezza acclarata che l’avvento al potere del Fascismo non fu dettata da un colpo di stato e men che meno scaturito da una rivoluzione; al contrario, esso si configurò, in senso strettamente costituzionale, ovvero, come la soluzione ad una crisi di governo in termini molto vicini alla normalità.
In pratica si addivenne ad una sorta di "Diarchia". Ma qui non voglio operare ulteriori digressioni. Nei primi anni del governo Mussolini vi fu una politica rigidissima di contenimento delle spese. Diminuirono notevolmente i compensi salariali; e diminuirono - la statistica lo dimostra senza tema di smentita - costantemente lungo tutto il periodo fascista. Gli operai, i prestatori d'opera e gli impiegati furono i primi ad essere penalizzati dalla politica economica fascista. Per converso, Mussolini non esitò a favorire sfacciatamente gli imprenditori con tutta una serie di leggi che adesso qui è inutile enumerare.
Vi fu, inoltre, da parte di Mussolini, l'appoggio incondizionato ad una scellerata politica bancaria che finì per favorire esclusivamente i banchieri causando altresì una grande deflazione monetaria. D'altra parte egli non fece a meno di usare la mano pesante con i lavoratori. Per esempio vennero licenziati 36.000 ferrovieri nei primi tempi del regime! Gli storiografi di destra tendono a compensare questi dati con il varo di tutta una serie di vantaggi relativi a pensioni, riduzione dell'orario di lavoro ecc. Dimenticano costoro che molte delle riforme approvate erano già in dirittura d'arrivo e Mussolini si limitò a approvarle! E nonostante dal 1923 si stabilì il principio delle otto ore lavorative queste vennero applicate solo dieci anni dopo! Il diritto di sciopero fu abolito. La festa del 1° maggio fu soppressa proprio in virtù della fine della lotta di classe (sic)! Ad essa fu sostituito il 21 aprile che esaltava la comune origine nazionale nel "Natale di Roma caput mundi". I partiti e i sindacati vennero sciolti con tutto ciò che ne conseguì sul piano della partecipazione democratica.
"Che bisogno c'è che un deputato mi venga a ripetere in parlamento quello che ho già letto sui giornali.. che mi dica quello che potrebbe scrivere su un giornale?Questa dichiarazione la dice lunga sulla considerazione che aveva Mussolini della vita parlamentare. Dopo aver fuso il PNF col Partito Nazionalista, fece confluire i nazionalisti nel Partito fascista. Non erano numerosi nazionalisti: ma il loro ingresso nel partito non portò alcun beneficio se non un ulteriore spostamento a destra, imborghesendolo, alla faccia del partito sociale e popolare! I fascisti fedeli all'ideale sociale originario vennero sonoramente messi alla porta, tanto per usare un gentile eufemismo. Chi aveva animo indipendente e non si mostrava duttile alle raccomandazioni del capo veniva sonoramente bastonato. Fra i suoi problemi principali non c'era il parlamento e le opposizioni ma il fascismo stesso. Per questo istituì la Milizia, che era un corpo militare omologo all'esercito, composto però da soli fascisti e foraggiato dallo Stato.
Erano infatti proprio i suoi fascisti migliori a dargli maggiori preoccupazioni. Egli doveva liberarsi dell'opposizione interna ed estrema, quella capeggiata dai RAS locali, che detenevano il completo controllo delle loro squadre, alla stessa stregua di veri principi. Costoro non erano tanto propensi ad ubbidire ed inoltre speravano che la Rivoluzione spazzasse via tutto il marciume annidato nel regno sabaudo. L'aver creato la Milizia non aveva spento l'ardore degli animi più focosi. Il Duce perciò doveva sbarazzarsi delle teste più calde, neutralizzare gli avversari più tenaci, regolarizzare le squadre e, nel contempo, fornire a costoro quelle soddisfazioni che da tempo si aspettavano. Nel 1923, all'uopo prece due importanti decisioni:
- l'istituzione del Gran Consiglio del Fascismo;
- la nascita della Milizia volontaria per la Sicurezza Nazionale.
Viceversa i personaggi più in vista del fascismo non erano osteggiati. A dispetto dei divieti esistenti fra l'appartenere contemporaneamente al fascismo e alla Massoneria, molti fascisti non rinnegarono la loro appartenenza segreta alle Logge. Italo Balbo, Bottai ed altri erano massoni. Per non parlare dei vari Beneduce, Volpi di Misurata ecc, che anche se non appartenenti al PNF erano parte integrante del Sistema bancario.
Le leggi fascistissime
Nel 1926 vennero emanate le famigerate leggi fascistissime: furono sospesi tutti i partiti e le associazioni d’opposizione (gli antifascisti vennero arrestati, processati ed aggrediti), vennero chiusi gli organi di stampa avversi al regime, venne creata l’OVRA e il Tribunale speciale.L’Italia di quegli anni era una nazione ancora ampiamente analfabetizzata, nonostante tutte le leggi e i regolamenti emanati durante gli anni precedenti. Creare una nuova scuola significò soprattutto preparare le nuove generazioni all’accettazione del regime. Quindi l’educazione, l’indottrinamento dei bambini e la scuola divennero il mezzo privilegiato della propaganda fascista, nonché un serbatoio di reclutamento.
I rapporti con la Chiesa.
"Dal 1870 non si era mai inteso dalla Bocca di un sovrano , di un ministro italiano alcune invocazioni alla divina provvidenza ed è uni rivoluzionario convertito andare il buon esempio, di un ritorno alle pratiche religiose. La provvidenza si serve di strani strumenti per fare la felicità dell'Italia. Da parte mia non rimpiango certo il parlamentarismo italiano quando vedo Mussolini tendere risolutamente la sua mano verso un governo conservatore “.
Il cardinale Gasparri - rientrando dall'incontro con Mussolini - si disse molto soddisfatto e confidò di aver trovato nel duce "un uomo di prim'ordine". Egli aveva assicurato al duce il suo appoggio, che avrebbe favorito la destra filofascista del Partito Popolare (o di quello che era rimasto del il partito di don Sturzo), in modo tale da favorire una confluenza dei cattolici nel P.N.F. A questo punto, Mussolini prese la palla al balzo ed escluse la partecipazione dei popolari al governo, che si mostravano incerti sul da farsi, Il vaticano, infatti, mal sopportava le "paternali" di Don Sturzo e vide in Mussolini un vero e proprio salvatore. Poi, fra il 1923 e il 1926, prese alcuni altri provvedimenti che risultarono graditissimi al Vaticano, soprattutto in materia di alienazioni e donazioni circa i beni ecclesiastici; furono ripristinate alcune feste religiose, venne riconosciuta l'Università Cattolica, e furono stanziati tre milioni di LIRE (un'ingente cifra per l'epoca) per la ricostruzione delle Chiese e regalati 600 quadri per le chiese danneggiate dalla guerra. Inoltre vennero promulgate tutta una serie di leggi per favorire il clero: miglioramenti economici, pensioni, esenzione dal servizio militare, eliminazione del controllo sulle affissioni in chiesa, le nomine nobiliari del Papa vennero riconosciute (alla faccia del socialismo!) e infine si dispose che il crocifisso fosse esposto in ogni aula scolastica, ogni tribunale e in tutti gli uffici pubblici e nelle caserme. E se all'alto clero Mussolini fornì una quantità pressoché illimitata di privilegi, non si comportò allo stesso modo coi preti di campagna e il basso clero in genere. Don Minzoni fu ucciso a bastonate proprio da una violenta e criminale aggressione fascista. E non si dica che Don Minzoni fosse un violento provocatore comunista! Il Vaticano lodò anche la fascistissima riforma gentiliana della scuola che vedeva reintrodotta l'ora di Religione, in barba alla laicità dello Stato.
I sindacati vennero sciolti e vi fu un solo sindacato fascista che si accordò con gli imprenditori e i rappresentanti degli industriali per rinunciare al diritto di sciopero e affidare al governo ogni mediazione. Questo fu il primo passo verso la dittatura. Altro che diritti dei lavoratori! Altro che socialismo!
La separazione fra Stato e chiesa, una delle poche cose positive fatte da Cavour, vigeva ormai da sessant'anni, e fu smantellata.
Molti ammiratori del Mussolinismo potrebbero obiettare che - a differenza dell'oggi - tutto sommato (libertà di pensiero e associazione abolite) si stava bene. Sbagliato. Gianfranco Vernè giornalista e storico (nient'affatto denigratorio nei confronti del fascismo) scrive:
"Nel 1940, al momento della dichiarazione di guerra, l'italiano medio viveva già molto peggio di due o tre anni prima. I prezzi avevano preso a salire nel 1937, con la guerra avevano cominciato a correre. Questa corsa era evidente in tutti i generi tranne che nei trasporti, gli unici a mantenere un prezzo politico. La carne era sempre stata uno dei generi più cari, ma tra il 1938 e il 1940 il prezzo era salito circa di un terzo, senza alcun miglioramento negli stipendi. Era quella, del resto, l'epoca in cui Mille lire al mese venivano immaginate come il benessere assoluto... Quelle mille lire, secondo i dati Istat, equivarrebbero a 800 mila lire di oggi del 1989, Uno stipendio basso, dunque. Non dobbiamo però dimenticare che il ritmo e i costumi di vita di quell'epoca erano molto diversi: non avere problemi a legare il pranzo con la cena voleva già dire star bene. In altre parole: l'Italia entra in guerra già col fiato corto. La prima iniziativa ad essere lanciata dal regime dopo la dichiarazione di guerra fu la raccolta della lana: in ogni borgo, in ogni città, giravano carri tirati da cavalli per raccogliere lana con cui fare le divise. I Balilla sui carri raccoglievano inevitabilmente grandi scorte di vecchi calzini. E una potenza non si prepara alla guerra raccogliendo vecchi calzini. Nel 1940 c'erano in Italia 280 mila automobili; nel 1943 gli autoveicoli circolanti, compresi cioè i trasporti militari, erano 70 mila, un quarto del dato di partenza che era già bassissimo. Questo vuol dire che i primi tre anni di guerra avevano spazzato via tutto quel che c'era. E quel che c'era, era un niente, un'economia di tipo contadino trasferita in città, nelle famiglie piccolo borghesi". "L'economia italiana era semplicissima, quindi fragilissima. Facciamo qualche esempio: era un'economia basata sul risparmio. Una delle costanti di vita familiare di prima della guerra era stata quella di regalare, a chi compiva gli anni o ai bambini che nascevano, il libretto della Cassa di Risparmio; e le famiglie che potevano ad ogni ulteriore compleanno aggiungevano al conto cento lire. Era il piccolo tesoro che ognuno si costruiva. I Buoni del Tesoro erano poi una cosa quasi sacra. Quando la lira prese a svalutarsi crollò non solo l'economia familiare ma soprattutto il morale della famiglia, qualsiasi motivo di fiducia. Quando le donne furono costrette ad andare a lavorare perché i mariti erano stati chiamati dall'esercito, cominciò a crollare l'intero ideale di vita piccolo borghese su cui si basava il fascismo".








