mercoledì 11 giugno 2014

E.B.

In un mondo dominato dall'Alta finanza, dal potere mafioso e dalla corruzione capillare a tutti i livelli, ricordare, a 30 anni dalla sua scomparsa, la figura di Enrico Berlinguer, appare come una vera e propria sfida.
Eppure, proprio in questo quadro a tinte fosche, la figura del politico sardo assume un ruolo di primaria importanza, collocandolo in un ruolo inusitato, di politico d'alto rango, considerato quello che fu il suo messaggio più importante. Berlinguer ha interpretato e difeso valori semplici e allo stesso tempo centrali di qualsivoglia idea politica.
L'irrinunciabile necessità di una riscoperta dei valori etici nella politica eleva la figura di Enrico Berlinguer ad attore di primissimo piano, a cui nessuno, a meno che non sia insincero o in malafede, può esimersi di tributargli un sincero plauso. 

Berlinguer nacque e formò la sua personalità in un ambiente che oggi potremmo definire liberal-democratico e che ieri poteva essere inquadrato come mazziniano.
Nonostante abbia frequentato la facoltà di Giurisprudenza rinunciò a laurearsi e, indi, a svolgere la professione forense, preferendo dedicare il suo tempo occupandosi degli oppressi, scegliendo la lotta politica nel PCI, poiché egli aspirava alla creazione di un mondo nuovo, libero e democratico, fondato sulla giustizia sociale.

Nel ricordo vivissimo della battaglia di Stalingrado coltivò, come tutti i compagni dell'epoca, il mito di Stalin, fece parte della ristretta direzione del PCI e fu presidente della Federazione mondiale della Gioventù democratica di osservanza moscovita e lì divenne esperto di relazioni internazionali e di trattative interminabili coi sovietici. Nel fatale 1956 fu l'unico nella direzione del PCI a non colpire Giuseppe Di Vittorio per il sostegno della CGIL ai ribelli ungheresi. Si dissolse qui per Berlinguer il mito dell'URSS. Dopo Togliatti, soltanto Berlinguer, tra i dirigenti comunisti,  fu privo di ogni timore reverenziale nei confronti dei dirigenti sovietici. Nell'autunno 1964, appena morto Togliatti, fu calmo, martellante e implacabile (secondo una testimonianza di Bufalini) nel duro confronto con l'ideologo  Michail Suslov, inflessibile accusatore del defenestrato Kruscev.  Nell'autunno del 1968 guidò a Mosca la delegazione del PCI che Rifiutò la tesi sovietica dell'avvenuta normalizzazione in Cecoslovacchia, portata sui cannoni dei carri armati del Patto di Varsavia.
La primavera di Praga erano stati abbattuti proprio perché avevano tentato di sperimentare il "modello italiano", che innestava sul tronco comunista la libertà, la democrazia e il pluralismo. Quando il segretario Longo, ripresosi dall'ictus, impose la nomina di un vicesegretario, scelse Berlinguer, proprio per la fermezza dimostrata negli incontri con i sovietici, come ebbe a ricordare anche Goprgio Amendola.
Qualche mese dopo alla conferenza mondiale dei partiti comunisti a Mosca B, nel giugno 1969 annunciò l'astensione del PCI su tre dei 4 punti del documento congressuale: respinse la concezione dello Stato e del partito guida e indicò la libertà e la democrazia come il viatico del comunismo italiano.
I compagni sovietici - a casa loro - rimasero stupefatti di tanto coraggio: non avevano mai ascoltato un discorso del genere!  L'originale segretario comunista italiano fu elogiato coram populo dalla stampa internazionale. In Italia i governi di centro sinistra presieduti da Moro, tra il '64  e il '68, furono bloccati dalle resistenze conservatrici ai progetti riformatori e al governo dello sviluppo tentati da Moro e da Saraceno, da La Malfa e da Giolitti.
La disponibilità nel '69 del rinato PSI di De Martino di Mancini e di autorevoli leader democristiani , quali Moro De Mita e Andreotti, al confronto politico e parlamenteare col PCI, mise in allarme gli ambienti moderati e conservatori in Italia e le potenze del mondo bipolare.
Iniziò il tempo delle stragi, dei tentati golpe, dei terrorismi neri e rossi. Nell'autunno del 1973 il segretario pubblicò i primi articoli di riflessione dipo i fatti del Cile pubblicò

http://www.radioradicale.it/scheda/416990/enrico-berlinguer-a-30-anni-dalla-scomparsa