mercoledì 1 maggio 2019

LE BUGIE DI MUSSOLINI SULLA SOCIALIZZAZIONE



Nel discorso al Teatro Lirico di Milano (16 dicembre 1944) Mussolini disse:
"Mentre taluni punti del programma di Verona sono stati scavalcati dalla successione degli eventi militari, realizzazioni più concrete sono state attuate nel campo economico-sociale. 

Qui la innovazione ha aspetti radicali. I punti undici, dodici e tredici sono fondamentali. Precisati nella 'premessa alla nuova struttura economica della nazione', essi hanno trovato nella legge sulla socializzazione la loro pratica applicazione".
Qui la innovazione ha aspetti radicali. I punti undici, dodici e tredici sono fondamentali. Precisati nella 'premessa alla nuova struttura economica della nazione', essi hanno trovato nella legge sulla socializzazione la loro pratica applicazione".


PRIMA BUGIA: il punto 11 del Manifesto di Verona, documento programmatico del Partito Fascista Repubblicano sottopone l'economia al controllo dello Stato, cioè della borghesia politica del partito fascista 

"11. - Nell’economia nazionale tutto ciò che, per dimensione o funzione, esce dall’interesse singolo per entrare nell’interesse collettivo, appartiene alla sfera d’azione che è propria dello Stato"), cioé prevedeva un incremento della proprietà statale, non della proprietà sociale".

SECONDA BUGIA: il punto 12 del Manifesto di Verona NON prevedeva la socializzazione della gestione delle imprese private, ma solo la partecipazione degli operai agli utili:

"12. - In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei tecnici e degli operai cooperano intimamente (attraverso una conoscenza diretta della gestione) all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili, tra il fondo di riserva, il frutto di capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori".

Il testo di questa parte del n. 12 del Manifesto di Verona è una sintesi delle idee espresse nel Codice di Camaldoli, di fatto il manifesto programmatico della Democrazia Cristiana, scritto nel luglio del 1943, circa tre mesi prima del Congresso di Verona del PFR.
L'idea di una cogestione delle imprese private venne proposta in occasione del Decreto sulla Socializzazione del 12/2/1944 solo perché era stata rilanciata nel Regno del Sud dalla ricostituita Democrazia Cristiana, partendo sempre dai postulati politico-programmatici del Codice di Camaldoli, tra i quali troviamo espresso il principio della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese:


(1)."Tra le forme atte a far partecipare effettivamente il lavoratore alla gestione aziendale si ricordano: l'istituzione di organi quali i consigli di azienda e di sistemi atti a promuovere il senso di iniziativa dei singoli lavoratori e ad utilizzare i contributi che per tale iniziativa possono venire al miglior andamento della produzione; 
2) la partecipazione alla nomina degli organi di controllo dell'amministrazione, nomina che è ora generalmente riservata alle stesse forze che già designano gli amministratori; 
3) l'istituzione più estesa possibile ed il perfezionamento continuo di forme di salari a rendimento, sia individuali sia collettivi, tali che i lavoratori vedano una chiara ed equa corrispondenza tra la retribuzione e il lavoro da ognuno di essi svolto, non siano posti in posizione di antagonismo rispetto ai compagni di lavoro e non vedano devoluto solo all'azienda, attraverso variazioni delle tariffe di cottimo, il frutto della loro 
maggiore laboriosità; 
4) la partecipazione alla formazione delle norme disciplinari e dei regolamenti interni ed agli organi incaricati di applicare le norme stesse; 
5) la gestione degli istituti aziendali che hanno per fine l'elevazione e l'assistenza dei lavoratori, quali le istituzioni mutualistiche di cura, le mense, gli spacci, gli istituti di educazione, i luoghi di svago e di riposo e le opere sociali in genere. 
Tutte le forme di partecipazione e di collaborazione tra i diversi protagonisti del fatto produttivo dovranno tendere a costituire nell'azienda una operante comunità di lavoro nella quale siano rispettate le singole personalità, attribuendo a ciascuno una sua sfera di autonomia e perciò di responsabilità e siano al tempo stesso soddisfatte le esigenze della organizzazione, della gerarchia e della disciplina" 

TERZA BUGIA: Mussolini nel discorso al teatro lirico attribuisce a se stesso il programma copiato da quello della Democrazia Cristiana e furbescamente afferma:


"L’interesse suscitato nel mondo è stato veramente grande e oggi, dovunque, anche nell’Italia dominata e torturata dagli anglo-americani, ogni programma politico contiene il postulato della socializzazione. 
Gli operai, dapprima alquanto scettici,
ne hanno poi compreso l’importanza. La sua effettiva realizzazione è in corso. Il ritmo di ciò sarebbe stato più rapido in altri tempi. Ma il seme è gettato. Qualunque cosa accada, questo seme è destinato a germogliare. È il principio che inaugura quello che otto anni or sono, qui a Milano, di fronte a cinquecentomila persone acclamanti, vaticinai 'secolo del lavoro', nel quale il lavoratore esce dalla condizione economico-morale di salariato per assumere quella di
produttore, direttamente interessato agli sviluppi dell’economia e al benessere della nazione. 
La socializzazione fascista è la soluzione logica e razionale che evita da un lato la burocratizzazione dell’economia attraverso il totalitarismo di Stato e supera l’individualismo dell’economia liberale".

QUARTA BUGIA: Al "totalitarismo sovietico" Mussolini contrappone l'autogestione fascista" delle imprese pubbliche così sintetizzata nella seconda parte del n. 12 del Manifesto di Verona:

"In altre [le aziende pubbliche], sostituendo i consigli d’amministrazione con consigli di gestione, composti di tecnici e di operai, con un rappresentante dello Stato; in altre, ancora, in forma di cooperativa parasindacale".
I CdG delle imprese pubbliche sono stati infatti copiati dai Soviet Economici di Gestione delle aziende pubbliche russe del tempo di Lenin. Viene in particolare copiata l'idea di un rappresentante dello Stato, cioé del Partito, nel CdG minandone la democraticità.

QUINTA BUGIA (La peggiore): è possibile la democrazia industriale senza democrazia politica.

Solo il 25 aprile 1945 con il ritorno della libertà il CLNAI introdurrà con un decreto dei Consigli di Gestione veramente democratici.

NOTE
(1) Codice di Camaldoli, n. 66.

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