Nel discorso al Teatro Lirico di Milano (16 dicembre 1944) Mussolini disse:
"Mentre taluni punti del programma di Verona sono stati scavalcati dalla successione degli eventi militari, realizzazioni più concrete sono state attuate nel campo economico-sociale.
Qui la innovazione ha aspetti radicali. I punti undici, dodici e tredici sono fondamentali. Precisati nella 'premessa alla nuova struttura economica della nazione', essi hanno trovato nella legge sulla socializzazione la loro pratica applicazione".Qui la innovazione ha aspetti radicali. I punti undici, dodici e tredici sono fondamentali. Precisati nella 'premessa alla nuova struttura economica della nazione', essi hanno trovato nella legge sulla socializzazione la loro pratica applicazione".
PRIMA BUGIA: il punto 11
del Manifesto di Verona, documento programmatico del Partito Fascista
Repubblicano sottopone l'economia al controllo dello Stato, cioè della
borghesia politica del partito fascista
"11. - Nell’economia nazionale tutto ciò che, per dimensione o funzione, esce dall’interesse singolo per entrare nell’interesse collettivo, appartiene alla sfera d’azione che è propria dello Stato"), cioé prevedeva un incremento della proprietà statale, non della proprietà sociale".
SECONDA BUGIA: il punto 12 del Manifesto di Verona NON prevedeva la socializzazione della gestione delle imprese private, ma solo la partecipazione degli operai agli utili:
"12. - In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei tecnici e degli operai cooperano intimamente (attraverso una conoscenza diretta della gestione) all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili, tra il fondo di riserva, il frutto di capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori".
Il
testo di questa parte del n. 12 del Manifesto di Verona è una sintesi
delle idee espresse nel Codice di Camaldoli, di fatto il manifesto
programmatico della Democrazia Cristiana, scritto nel luglio del 1943,
circa tre mesi prima del Congresso di Verona del PFR.
L'idea di una
cogestione delle imprese private venne proposta in occasione del Decreto
sulla Socializzazione del 12/2/1944 solo perché era stata rilanciata
nel Regno del Sud dalla ricostituita Democrazia Cristiana, partendo
sempre dai postulati politico-programmatici del Codice di Camaldoli, tra
i quali troviamo espresso il principio della partecipazione dei
lavoratori alla gestione delle imprese:
(1)."Tra le forme atte a far
partecipare effettivamente il lavoratore alla gestione aziendale si
ricordano: l'istituzione di organi quali i consigli di azienda e di
sistemi atti a promuovere il senso di iniziativa dei singoli lavoratori e
ad utilizzare i contributi che per tale iniziativa possono venire al
miglior andamento della produzione;
2) la partecipazione alla
nomina degli organi di controllo dell'amministrazione, nomina che è ora
generalmente riservata alle stesse forze che già designano gli
amministratori;
3) l'istituzione più estesa possibile ed il
perfezionamento continuo di forme di salari a rendimento, sia
individuali sia collettivi, tali che i lavoratori vedano una chiara ed
equa corrispondenza tra la retribuzione e il lavoro da ognuno di essi
svolto, non siano posti in posizione di antagonismo rispetto ai compagni
di lavoro e non vedano devoluto solo all'azienda, attraverso variazioni
delle tariffe di cottimo, il frutto della loro
maggiore laboriosità;
4) la partecipazione alla formazione delle norme disciplinari e dei
regolamenti interni ed agli organi incaricati di applicare le norme
stesse;
5) la gestione degli istituti aziendali che hanno per fine
l'elevazione e l'assistenza dei lavoratori, quali le istituzioni
mutualistiche di cura, le mense, gli spacci, gli istituti di educazione,
i luoghi di svago e di riposo e le opere sociali in genere.
Tutte
le forme di partecipazione e di collaborazione tra i diversi
protagonisti del fatto produttivo dovranno tendere a costituire
nell'azienda una operante comunità di lavoro nella quale siano
rispettate le singole personalità, attribuendo a ciascuno una sua sfera
di autonomia e perciò di responsabilità e siano al tempo stesso
soddisfatte le esigenze della organizzazione, della gerarchia e della
disciplina"
TERZA BUGIA: Mussolini nel discorso al teatro lirico attribuisce a se stesso il programma copiato da quello della Democrazia Cristiana e furbescamente afferma:
"L’interesse
suscitato nel mondo è stato veramente grande e oggi, dovunque, anche
nell’Italia dominata e torturata dagli anglo-americani, ogni programma
politico contiene il postulato della socializzazione.
Gli operai, dapprima alquanto scettici,
ne hanno poi compreso l’importanza. La sua effettiva realizzazione è in
corso. Il ritmo di ciò sarebbe stato più rapido in altri tempi. Ma il
seme è gettato. Qualunque cosa accada, questo seme è destinato a
germogliare. È il principio che inaugura quello che otto anni or sono,
qui a Milano, di fronte a cinquecentomila persone acclamanti, vaticinai
'secolo del lavoro', nel quale il lavoratore esce dalla condizione
economico-morale di salariato per assumere quella di
produttore, direttamente interessato agli sviluppi dell’economia e al benessere della nazione.
La socializzazione fascista è la soluzione logica e razionale che evita
da un lato la burocratizzazione dell’economia attraverso il
totalitarismo di Stato e supera l’individualismo dell’economia
liberale".
QUARTA BUGIA: Al "totalitarismo sovietico" Mussolini contrappone l'autogestione fascista" delle imprese pubbliche così sintetizzata nella seconda parte del n. 12 del Manifesto di Verona:
"In altre [le aziende pubbliche], sostituendo i consigli
d’amministrazione con consigli di gestione, composti di tecnici e di
operai, con un rappresentante dello Stato; in altre, ancora, in forma di
cooperativa parasindacale".
I CdG delle imprese pubbliche sono
stati infatti copiati dai Soviet Economici di Gestione delle aziende
pubbliche russe del tempo di Lenin. Viene in particolare copiata l'idea
di un rappresentante dello Stato, cioé del Partito, nel CdG minandone la
democraticità.
QUINTA BUGIA (La peggiore): è possibile la democrazia industriale senza democrazia politica.
Solo il 25 aprile 1945 con il ritorno della libertà il CLNAI introdurrà
con un decreto dei Consigli di Gestione veramente democratici.
NOTE
(1) Codice di Camaldoli, n. 66.

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