In un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 c'era scritto:
Lavoratori!
Lavoratori!
Ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!".
Sono i decenni a cavallo tra la fine del '800 e gli albori del '900, in cui nelle varie nazioni occidentali le masse lavoratrici fanno il loro ingresso sulla scena politico-sociale.
Oggi, dopo tanto doloroso cammino e tanto sangue versato per le strade, sulle montagne, sul posto di lavoro, al fine di garantire un futuro migliore ai nostri figli, assistiamo - inermi - alla prevaricazione fascista del capitale che sta smantellando, passo dopo passo, le conquiste sociali, i diritti dei lavoratori e delle donne.
Non dimentichiamo che, per un tempo nient'affatto breve, Benito Mussolini, a pochi mesi dalla presa del potere, fortissimamente ne volle decretare la soppressione, perchè del tutto consapevole, circa il valore aggregante anti-borghese che tale data possedeva all'interno del popolo italiano.
Bisogna, perciò, rimettersi con forza dalla parte giusta (quella operaia) e da lì, consapevoli di essere PARTIGIANI, guardare al tutto della società, per reinterpretarla secondo l'ottica marxista-leninista.
Pensare ancora la classe operaia come parte interna al capitalismo e, quindi, come elemento proprio e contraddittorio di esso, ha dato i suoi frutti...ma, adesso, è venuto il momento di cambiare strategia.
Per mettere in crisi il modello capitalista c'è anzitutto bisogno di unire tutti gli sfruttati, non solo, dunque, gli operai. L'operaismo, con la sua carica innovativa ha fatto il suo tempo. Questa lettura del mondo non italiana, avulsa dal suo contesto storico sociale, ci ha portato ad esasperare il conflitto, ponendoci in una situazione minoritaristico-elitaria che ha favorito il padronato economico, pronto a sfruttare la manovalanza allogena, mettendola in contrapposizione attiva con quella indigena, ingenerando così una guerra tra poveri che ha come vincitore assoluto il capitale apolide. Per questo non è possibile superare le ideologie novecentesche, soprattutto perchè il liberismo non è certo più moderno del socialismo.
Paradossalmente in questo riemergere del conflitto di classe fra classi subalterne, appare evidente far ricorso a quell'internazionalismo che unisce i proletari di tutto il mondo contro il capitalismo predatore. Solo quando tutti i lavoratori di tutte le nazioni avranno preso coscienza dei loro diritti, in primis come uomini e dopo anche come operai, si potrà sconfiggere il capitalismo e i suoi mercanti di morte. Perchè se "i Marchionne" hanno bisogno degli operai, gli operai non hanno bisogno de "i Marchionne".
Di Pierluigi Delle Stelle pubblicato su Resistenza Rossa (splinder).