giovedì 10 febbraio 2011

Una giornata da ricordare


10
FEB
2011
20:55 - PEDRO 
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani".  -  Benito Mussolini, 1920


C'è qualcosa di nausebondo e allo stesso tempo di tragico nell'ultima pagliacciata istituita per la giornata di oggi.
Il dramma sta tutto nella completa ignoranza della storia, oppure nella sua tragicomica malafede.
Nell'urgenza disperata di sfuggire alle sue responsabilità, questo governo infame ha istituito una giornata del ricordo in memoria degli infoibati istriani, giuliani ecc. Esiste d'altra parte una sterminata documentazione  per approfondire la questione.

Ci si chiede, alquanto furbescamente, se oggi, a distanza di anni, possa essere messa in piedi una sorta di memoria condivisa che unisca tutti nella disapprovazione di quegli eventi. Ora, nessuno, se gode di una sufficiente salute mentale, potrebbe auspicare il contrario. Tuttavia, questo non deve trarre in inganno. Si spera, facendo leva su di un facile sensazionalismo, che la gente non approfondisca la realtà dei fatti così come si svolsero effettivamente, e, in parte, si coglie nel segno. E' chiaro che si tratta di auspici interessati, inadatti  a costruire una memoria condivisa.

Anche dai Tg Nazionali esce una verità mutilata, priva del suo corrispettivo reale, sia in termini di vite umane perse sia in termini di indebite occupazioni. Appena un timido accenno alla Italianizzazione forzata dell'Istria che, a voler esser precisi, non viene nemmeno menzionata. Anche se il numero dei morti non diminuisce la portata della tragedia fa specie il fatto nient'affatto trascurabile di come, nel corso degli ultimi quindici anni, il numero degli infoibati sia aumentato in modo esponenziale, senza che vi fossero dei seri riscontri storici nel merito, ma solo "aggiornamenti" pelosi,  perpetrati sull'onda di una falsa propaganda di regime, che ha artatamente falsato il tutto. 

L’ìdeologia "vincente" ha  sconfitto la storia dei perdenti. Questa è -  a tutti gli effetti - una storia artefatta  ad usum delphini, una pietosa bugia che spodesta la verità storica.  Si dimentica, sin troppo colpevolmente, di quale fosse il contesto originario  in cui i fatti si sono consumati e, di come, soprattuto, vanno collocate quelle efferate reazioni. Quindi, a ben guardare, se ci furono crimini ed esperienze truci, queste  furono commesse  dall'arroganza fascista ai danni della popolazione della ex-Jugoslavia. Gli italiani (fascisti e non), come dimostrano moltissimi studi (anche recenti ma non menzionati), si fecero odiare persino più della soldataglia nazista. Costruirono campi di concentramento. Commisero ogni sorta di nefandezza ai danni di popolazioni inermi. E allora, alla luce di questi misfatti,  come ci si può indignare se poi  si sia giunti ad una finale  una resa dei conti? Appare fin troppo evidente che la violenza rimane tale e come tale va sempre condannata. Tuttavia, la conoscenza dei fatti pregressi ed il contesto in cui avvenne la "resa dei conti" sono fattori importantissimi da cui non è possibile prescindere se si vuole fare luce seriamente sulle quelle vicende.  

A questa questione va aggiunta quella degli esuli. Ma, anche qui, vale lo stesso ragionamento, per cui, prima di parlare - a vanvera - occorre documentarsi seriamente, senza tener in conto le visioni ideologiche o le convenienze del momento. Non è possibile dunque arrivare alla verità dei fatti se non si tengono in conto questi necessari presupposti. Ancora una volta, di fronte alla domanda di verità, si risponde sempre pagando con una moneta falsa, che appaga solo l'ideologia dominante, non certo la verità storica.