sabato 4 marzo 2023

L'INFLUENZA DEL PENSIERO DI KARDELJ SULL'ENCICLICA LABOREM EXERCENS DI SAN GIOVANNI PAOLO II


(Articolo del Dott. Massimo Cogliandro)
Un attento esame del n. 14 dell'enciclica Laborem exercens dimostra l'influenza del pensiero contenuto nel libro Socialismo e autogestione di Edvard Kardelj su Giovanni Paolo II:
"Se dunque la posizione del rigido capitalismo deve essere continuamente sottoposta a revisione in vista di una riforma sotto l'aspetto dei diritti dell'uomo, intesi nel modo più vasto e connessi con il suo lavoro, allora dallo stesso punto di vista si deve affermare che queste molteplici e tanto desiderate riforme non possono essere realizzate mediante l'eliminazione aprioristica della proprietà privata dei mezzi di produzione. Occorre, infatti, osservare che la semplice sottrazione di quei mezzi di produzione (il capitale) dalle mani dei loro proprietari privati non è sufficiente per socializzarli in modo soddisfacente. Essi cessano di essere proprietà di un certo gruppo sociale, cioè dei proprietari privati, per diventare proprietà della società organizzata, venendo sottoposti all'amministrazione ed al controllo diretto di un altro gruppo di persone, di quelle cioè che, pur non avendone la proprietà, ma esercitando il potere nella società, dispongono di essi al livello dell'intera economia nazionale oppure dell'economia locale.
Questo gruppo dirigente e responsabile può assolvere i suoi compiti in modo soddisfacente dal punto di vista del primato del lavoro - ma può anche adempierli male, rivendicando al tempo stesso per sé il monopolio dell'amministrazione e della disposizione dei mezzi di produzione e non arrestandosi neppure davanti all'offesa dei fondamentali diritti dell'uomo. Così, quindi, il solo passaggio dei mezzi di produzione in proprietà dello Stato, nel sistema collettivistico, non è certo equivalente alla 'socializzazione' di questa proprietà. Si può parlare di socializzazione solo quando sia assicurata la soggettività della società, cioè quando ognuno, in base al proprio lavoro, abbia il pieno titolo di considerarsi al tempo stesso il 'com-proprietario' del grande banco di lavoro, al quale s'impegna insieme con tutti. E una via verso tale traguardo potrebbe essere quella di associare, per quanto è possibile, il lavoro alla proprietà del capitale e di dar vita a una ricca gamma di corpi intermedi a finalità economiche, sociali, culturali: corpi che godano di una effettiva autonomia nei confronti dei pubblici poteri, che perseguano i loro specifici obiettivi in rapporti di leale collaborazione vicendevole, subordinatamente alle esigenze del bene comune, e che presentino forma e sostanza di una viva comunità, cioè che in essi i rispettivi membri siano considerati e trattati come persone e stimolati a prendere parte attiva alla loro vita (1)".
San Giovanni Paolo II riprende la distinzione fatta da Kardelj in Proprietà sociale e autogestione tra "proprietà statale" e "proprietà sociale". Per Kardelj e per San Giovanni Paolo II "il solo passaggio dei mezzi di produzione in proprietà dello Stato non è certo equivalente alla socializzazione di questa proprietà", cioé non dà necessariamente luogo alla proprietà sociale dei mezzi di produzione. Se infatti "il gruppo dirigente dello Stato assolve i suoi compiti male, rivendicando al tempo stesso per sé il monopolio dell'amministrazione e della disposizione dei mezzi di produzione, il solo passaggio dei mezzi di produzione in proprietà dello Stato non è certo equivalente alla 'socializzazione' della proprietà" dei mezzi di produzione, ma configura quella che Kardelj chiama "proprietà statale". San Giovanni Paolo II passa quindi a proporre negli stessi termini di Kardelj il sistema dell'autogestione sociale dei mezzi di produzione come l'unico sistema in grado di garantire la reale proprietà sociale dei mezzi di produzione in cui per mezzo delle "organizzazioni del lavoro associato" (nome dato da Kardelj alle imprese di proprietà sociale autogestite dai propri lavoratori) i lavoratori diventano allo stesso tempo "comproprietari" di tutti i mezzi della proprietà sociale e gestori di tali mezzi in nome e per conto di tutto il popolo lavoratore:
"Si può parlare di socializzazione solo quando sia assicurata la soggettività della società, cioè quando ognuno, in base al proprio lavoro, abbia il pieno titolo di considerarsi al tempo stesso il 'com-proprietario' (2) del grande banco di lavoro, al quale s'impegna insieme con tutti (3)".
San Giovanni Paolo II dimostrava di apprezzare anche il sistema delle "comunità d'interessi autogestite" introdotte in Jugoslavia con la Costituzione del 1974 quando dice che "una via verso tale traguardo potrebbe essere quella di associare, per quanto è possibile, il lavoro alla proprietà del capitale e di dar vita a una ricca gamma di corpi intermedi a finalità economiche, sociali, culturali: corpi che godano di una effettiva autonomia nei confronti dei pubblici poteri". I "corpi intermedi" collegati alle "organizzazioni del lavoro associato" "con finalità economiche, sociali, culturali" sono infatti precisamente le "comunità d'interessi autogestite".
L'influenza del pensiero autogestionario di Kardelj su San Giovanni Paolo II in questo documento del 1981 è legato in gran parte al fatto che proprio nel 1981 era avvenuto un colpo di Stato in Polonia proprio per bloccare la nuova legge sull'autogestione appena varata dal governo polacco per venire incontro alle rivendicazioni del sindacato cattolico Solidarnosc. L'intervento risoluto di San Giovanni Paolo II nel 1984 obbligò il governo polacco a rendere esecutiva la nuova legge sull'autogestione sospesa in seguito al colpo di Stato del 1981.
Note
(1) Enciclica Laborem exercens, III, 14.
(2) Giovanni Paolo II nel suo linguaggio rendeva la tesi kardeljana di distinzione di "proprietà sociale" e "proprietà statale" utilizzando un linguaggio ripreso dal Manifesto del Partito Cooperativista Sinarchico (l'azienda di proprietà sociale vede nei suoi lavoratori il "com-proprietario", ecc.). Quel "com" va inteso alla latina nel senso di "insieme", cioè di una compartecipazione al possesso reale dei mezzi di produzione. Sostanzialmente l'impresa autogestita diviene "proprietà di gruppo" del collettivo di lavoro, che produce ricchezza a beneficio del bene comune di tutto il popolo. Questo modo di vedere influenzerà la Legge jugoslava sull'autogestione del 1989, sperimentata solo per un paio d'anni. Sul piano pratico cambiava poco. Probabilmente Giovanni Paolo II, come i Cooperativisti Sinarchici, intendeva dare all'autogestione un'interpretazione più comunitarista e meno marxista. Non si può tuttavia dire con certezza se San Giovanni Paolo II abbia letto il Manifesto del Partito Cooperativista Sinarchico, nell'agosto 1942 trasformatosi in Partito Comunista Cristiano, o se sia arrivato a queste conclusione seguendo la stessa linea di ragionamento.
(3) Enciclica Laborem exercens, III, 14.