sabato 6 marzo 2021

Gorbaciov è colpevole della catastrofe sociale non solo nel nostro Paese, ma nel mondo



Jurij Afonin, KPRF – Histoire et Societé


Oggi, giorno del 9° compleanno di Gorbaciov, gli alti funzionari del governo borghese russo si congratulano con lui. I mass media liberali sono pieni di elogi al “padre della nostra libertà” e versano lacrime commosse. I media russi semi-ufficiali sono un più sobri e sottolineano alcune conseguenze “ambigue” delle azioni dell’eroe, come la distruzione dell’URSS ma, ovviamente, concordano sul fatto che non c’era alternativa alla “perestrojka” di Gorbaciov. Presumibilmente nel 1985, “il sistema sovietico aveva perso utilità”, “l’economia stagnava”, ecc. e bisognava fare qualcosa con urgenza. Tali favole sul “non c’era alternativa” sono la linea di difesa di Gorbaciov. Guardando tale marea di bugie sfacciate, non si può rimanere in silenzio. Cominciamo coi problemi economici che noi marxisti dovremmo considerare essenziali.

In Unione Sovietica, in linea di principio, non calcolavamo il PIL. Oggi ci sono economisti, che andrebbero piuttosto qualificati propagandisti, che estrapolano certe cifre. Ma questo è simile alla speculazione, perché sotto il sistema statistico sovietico tutti i dati iniziali del calcolo del PIL semplicemente non venivano raccolti. Inoltre, va ricordato che il “prodotto interno lordo” come indicatore statistico non fu inventato per caso dall’economia occidentale. In effetti, valutare l’economia in base al PIL, valore di mercato totale dei beni e servizi prodotti, offre chiari vantaggi a un’economia capitalista più monetaria dell’economia socialista, in cui un’ampia gamma di servizi sociali è gratuita. Pertanto, per comprendere la reale dimensione dell’economia dell’URSS e confrontarla con le economie dei principali Paesi capitalisti, occorre prestare attenzione a un indicatore importante come produzione e consumo di elettricità. L’elettricità è utilizzata in tutti i settori dell’economia nazionale, così come nella vita quotidiana, quindi crescita o calo dei suoi consumi è buon criterio per gli economisti per valutare le dinamiche economiche del Paese. Dal 1980 al 1985, la produzione di elettricità in URSS crebbe in media del 3,6% all’anno, mentre negli Stati Uniti solo dell’1,55%. Nel 1980, il tasso di produzione sovietico era il 53% del livello nordamericano e nel 1985 era già il 59%. Immaginate che dopo il 1985, non inizia l’era Gorbaciov-Eltsin ed entrambi i Paesi continuano sullo stesso percorso dei cinque anni precedenti. Il calcolo mostra che nel 2012 l’Unione Sovietica sarebbe stata avanti agli Stati Uniti per produzione di elettricità e, quindi, molto probabilmente, per volume dell’economia. In altre parole, saremmo stati la maggiore economia del pianeta da 8 anni! Ma la Federazione Russa è solo sesta per volume economico e, a giudicare dal ritmo di sviluppo, nel prossimo futuro sarà al 7.mo posto dopo l’Indonesia.

Gli anti-sovietici in risposta di solito dicono che, sì, molta energia era prodotta in URSS, così come “stagno” e “alluminio”, ma a cosa serve? La gente voleva beni di consumo. Ma in realtà, la crescita della produzione di beni di consumo fu molto rapida fino al 1985. Dal 1980 al 1985 in URSS la produzione, ad esempio, di televisori aumentò del 24%, di registratori del 53%, lavatrici 32%, aspirapolvere 26%, carta da parati 40%. Ora quasi tutto questo viene importato. Mentre all’epoca la produzione interna cresceva così rapidamente che avrebbe inevitabilmente saturato il mercato interno di tutti i beni necessari in breve tempo. In generale, se guardiamo oggettivamente alle statistiche economiche, è evidente che le attività di Gorbaciov, Eltsin e Co. ci esclusero dalla crescita che gradualmente portava il nostro Paese a prima economia mondiale. Inoltre, alcune riforme costruttive avrebbero potuto anche accelerare lo sviluppo dell’economia sovietica. Va ricordato che l’economia della Cina socialista, dove Gorbaciov ed Eltsin non presero il potere, è aumentata di 21 volte dal 1985 al 2020! Cos’altro ci diranno oggi per giustificare Gorbaciov? La “perestrojka” era necessaria perché l’URSS sarebbe stata sconfitta nella Guerra Fredda? Ancora una sciocchezza. Sì, negli anni ’80, sotto Reagan e Thatcher, l’imperialismo occidentale si impegnò in politiche estremamente aggressive. Ma non ottenne risultati seri. In Nicaragua, la rivoluzione socialista sandinista combatteva e vinse. Una nuova ondata rivoluzionaria attraversò l’America Latina. A Granada, i nordamericani dovettero schiacciare la rivoluzione con un’aggressione diretta, che ebbe effetto molto negativo sulla loro immagine già degradata. C’erano sempre più Paesi socialisti nel pianeta. Anche negli anni ’80, gli angolani, insieme agli internazionalisti cubani, inflissero una grave sconfitta al Sud Africa. Ciò innescò la crisi del regime razzista sudafricano che, tra l’altro, aveva un ruolo enorme nell’approvvigionamento l’occidente delle più importanti materie prime strategiche. E non dimentichiamo che nel 1987 gli Stati Uniti furono scossi dalla peggiore crisi del mercato azionario, quando il Dow Jones Industrial Average subì il peggiore declino della storia. Le crisi nell’economia occidentale erano allora molto più gravi che nell’economia sovietica.

Forse oggi gli “avvocati” di Gorbaciov ci parleranno del programma nordamericano “Star Wars”, dicendo che l’URSS non aveva risposta alla SDI [Iniziativa di difesa strategica]. Dovette quindi disarmarsi e arrendersi. Si trova di altra menzogna. Tale SDI era, in breve, un enorme bluff con immagini di computer. In effetti, negli anni ’80, l’Unione Sovietica superava gli Stati Uniti di cinque volte il numero di lanci annuali di vettori spaziali. Il costo del lancio in orbita di un chilogrammo di carico con “Soyuz” e “Proton” sovietici era 5-10 volte inferiore a quello del principale vettore nordamericano dell’epoca, il tanto decantato “space shuttle” (il calcolo fu effettuato quando negli anni ’90 i missili sovietici entrarono nel mercato mondiale). L’URSS dominava lo spazio, come la Gran Bretagna sui mari nel XIX secolo. Per gli Stati Uniti, iniziare la corsa agli armamenti spaziali era come se un ragazzino volesse intimidire il campione dei pesi massimi. Con vantaggio decisivo sui mezzi di orbita, l’Unione Sovietica poteva facilmente schiacciare gli Stati Uniti nello sviluppo dei sistemi d’arma spaziali, se questa corsa fosse iniziata. In breve, rinunciammo a un terreno dove avremmo vinto.
Voi, difensori di Gorbaciov, riflettete oggi piuttosto sul titolo di “miglior tedesco dell’anno”, che ricevtte in Germania nel 1990. Per me, è l’equivalente di collaborazionista. Cosa fece per guadagnarsi il titolo? Fece un accordo, semplicemente fantastico come tradimento degli interessi nazionali, sul ritiro delle truppe sovietiche dalla Germania. Con proprietà abbandonate da 28 miliardi di dollari. Con la rinuncia al risarcimento che, secondo testimoni oculari, gli fu offerta dal cancelliere tedesco Kohl nelle trattative. Abbandonando l’esercito, appunto, in aperta campagna. Come si spiega questo? Sembra che solo l’egoismo nel preservare a tutti i costi il suo status di “amico dell’occidente” dopo l’inevitabile crollo della sua carriera politica. Le gigantesche conseguenze distruttive delle azioni di Gorbaciov per il nostro paese sono evidenti al popolo. Ma molto meno si pensa a cosa significò la perestrojka per il resto del mondo. Tuttavia, le conseguenze negative della distruzione dell’URSS e del campo socialista per il pianeta si sono rivelate colossali. Per decenni l’URSS, con la mera esistenza, aiutò decine di Paesi a liberarsi dalla dipendenza coloniale e semicoloniale. Costrinse i capitalisti a condividere coi lavoratori una quota maggiore del reddito nazionale, ad introdurre sempre più garanzie sociali. Con la distruzione dell’Unione Sovietica, questi processi s’invertirono. Per capire l’entità del tradimento delle forze progressiste del pianeta da parte dei Gorbachev, basta guardare come Fidel Castro guardava Gorbaciov, in una fotografia del 1989. Fidel capì tutto.

Con la scomparsa dell’URSS, uno dei oli del potere nel mondo, il polo della giustizia sociale, scomparve. L’imperialismo occidentale iniziò a scatenarsi impunemente da un massacro all’altro, portando la guerra anche in Europa, dove non ce n’erano da oltre 40 anni. Milioni di persone vi morirono. Nel mondo, anche nei Paesi occidentali più ricchi, le disuguaglianze sociali ripresero ad aumentare e le garanzie sociali a ridursi. Con quale risultato? Oggi, solo poche decine di super miliardari che possono riunirsi in una stanza hanno più ricchezza della metà dell’umanità. Circa 40 persone sono più ricche di 4 miliardi! Con la distruzione dell’URSS, il progresso scientifico e tecnologico è chiaramente rallentato. Se negli anni ’80 i principali Paesi del mondo aumentavano rapidamente il numero di robot industriali, allora c’era la stagnazione. Il lavoro a buon mercato di centinaia di milioni di proletari del Terzo Mondo si rivelò più redditizio per i capitalisti di qualsiasi robot. In effetti, il pianeta si allontanò dalla via del progresso seguita per decenni. Presi insieme, tali processi sono una catastrofe sociale globale. In sintesi, possiamo dire che l’attuale mondo mostruosamente ingiusto, dove lo scorso anno, secondo le Nazioni Unite, 8 milioni di persone morirono di fame, 4 volte più che di COVID-19, è il risultato delle azioni di Gorbaciov e del suo team di saccheggiatori dell’Unione Sovietica. Sì, noi marxisti non riduciamo gli eventi storici alle azioni degli individui. Vediamo processi sociali su larga scala dietro ogni evento. Ma questo non esonera da responsabilità di chi è a capo dei processi distruttivi. È difficile immaginare come una persona possa vivere con tale mostruoso senso di colpa verso il suo Paese e l’umanità. E così a lungo. Forse la risposta a tale mistero della natura può essere suggerita da una frase dal magnifico adattamento cinematografico sovietico di Sherlock Holmes: “Milverton, come ogni mascalzone finito, ha dormito perfettamente”. Nel giorno del suo novantesimo compleanno, si potrebbe desiderare che Gorbaciov viva abbastanza da assistere al proprio processo. Ma forse non è necessario. Il popolo russo ne giudicò l’operato nel 1996, quando decise di candidarsi alla presidenza e ricevette un misero mezzo punto percentuale. La storia ha già emesso il verdetto.