sabato 7 aprile 2012

Negazionisti, revisionisti e compagni di merende

Da alcuni anni in rete impazzano alcuni siti e Blog revisionisti, spalleggiati da alcuni mass-media permissivi e/o fiancheggiatori, che hanno fatto dell'apologia del fascismo, del razzismo e dell'antiitalianità le proprie vergognose bandiere. Questo fatto inizia e si diffonde purtroppo con la discesa in campo del neoduce Silvio Berlusconi che ha avuto al suo fianco proprio gli ex fascisti, neofascisti, formazioni xenofobe e razziste di tutta Italia. Il tutto nel silenzio generale, senza che nessuno abbia preso seri provvedimenti (anche repressivi) affinchè tale scempio della memoria abbia una fine. Altro che censura!
E' un dato ricorrente: ad ogni anniversario, che sia il 25 aprile, il Primo Maggio oppure il giorno della Memoria, puntualmente appaiono scrittti revisionisti e razzisti, inneggianti al fascismo od anche al nazismo, che infangano la memoria collettiva del nostro popolo, riabilitando i carnefici a scapito delle vittime. In certi casi si assiste ad un vero e proprio capovolgimento delle posizioni, dove i carnefici diventano le vittime e viceversa.
Un caso particolare assume quello dell'epopea resistenziale, dove vengono criticate tutte le scelte partigiane di opposizione al regime repubblichino. Si dice per esempio che i partigiani non dovevano attaccare tedeschi e fascisti  proprio per evitare le inevitabili rappresaglie sulla popolazione civile. Sarebbe come dire ai comandanti di un esercito di arrendersi ancor prima di combattere.  E quando, si cerca di far pagare coloro che si resero responsabili di efferate stragi, i neofascisti si indignano perchè, secondo loro, quei militari avevano fatto solo il loro dovere rispondendo a ordini dettati dall'alto. Come se non bastassero le testimonianze dirette di chi scampò a quei massacri. Citerò, a mò di esempio, quello che accadde nel cuneese, durante l'autunno del 1943.

L'armistizio dell'otto settembre aveva colto la IV Armata italiana che dalla Francia meridionale si stava spostando in Piemonte.
Un gruppo consistente di militari italiani era miracolosamente sfuggito ai posti di blocco (e alla sicura deportazione in Germania) messi in piedi dai tedeschi e si erano rifugiati in montagna, sulle alture di Boves.
Joachim Peiper
Il 19 settembre una pattuglia di militari, scesa in paese, incappa in due tedeschi in perlustrazione e li cattura. Poco dopo, le SS, guidate dal maggiore Joachim Peiper, raggiungono Boves ed intimano al parroco e all'industriale Antonio Vassallo di trattare con le truppe ribelli la restituzione dei due militari tedeschi, pena la distruzione dell'intero paese. L'opera di mediazione diede buon esito e  i due militari tedeschi furono restituiti sani e salvi alle autorità militari tedesche.
Tuttavia, dopo l'avvenuta restituzione dei militari, il Maggiore Peiper non tenne fede alla parola data e diede ordine ai carri armati di aprire il fuoco sull'intero paese, con il pretesto che vi fosse una base di ribelli.
In poco tempo vennero uccisi 23 civili inermi e i mediatori vennero prima falciati dalle mitragliatrici e subito dopo dati alle fiamme con la benzina.

Naturalmente ciò che accadde a Boves non fu un episodio isolato. Tutt'altro.
A Bosco Matese, in Abruzzo, il nucleo ribellistico si disperdeva dopo aver resistito tre giorni agli attacchi tedeschi in un panorama di combattenti caduti sul campo, di esecuzioni sommarie e di distruzioni; quello di Colle San Martino, nel Piceno, subiva la stessa sorte: colpito dal fuoco di artiglieria e di mortai tedeschi; eccidi di civili venivano compiuti nel mezzoggiorno dai militari tedeschi in ritirata, e tanti altri ancora che, per brevità, eviterò di citare.
I tedeschi volevano a tutti costi far scontare il tradimento dell'otto settembre messo in atto da Badoglio. Gli italiani erano ritenuti colpevoli di alto tradimento. Persino presso l'esercito repubblichino veniva guardato con sospetto e ritenuto spesso inaffidabile dall'alto comando tedesco. Emblematiche sono i diverbi e i contrasti tra la Xa MAS di Borghese e il comando militare tedesco. Per questo appare inconcepibile come alcuni che si autodefiniscono Italiani con la I maiuscola possano, in un modo o nell'altro, farsi scudo dei pretesti più assurdi per difendere quelli che furono dei veri e propri criminali, sterminatori crudeli della nostra gente.
 ©  ☭ Pedro