Molto si è già scritto sulla riforma dell'art. 18 e, più in generale, sulla
riforma del Lavoro. Non mi dilungherò, dunque, nell'aggiungere altra carne al
fuoco. La Fornero - sull'art. 18 - tira dritto. Così ripetono le "veline" di
regime senza vergogna. Ma non è una novità.
Vent'anni fa, le vittorie dei movimenti controrivoluzionari nell'est d'Europa
hanno cambiato radicalmente i rapporti di forza nel mondo, sbilanciandoli
fortemente - in senso favorevole all'imperialismo e alla reazione. I tentativi
di imporre un Nuovo Ordine mondiale - egemonizzato dagli USA - hanno ingenerato
crescente instabilità ed insicurezza; e, con esse, gravi pericoli per la pace,
la libertà, la democrazia, l'indipendenza e il progresso sociale dei popoli.
Sono stati due decenni in cui l'imperialismo statunitense si è lanciato
all'assalto contro il pianeta, cercando di riconquistare gli spazi perduti a
favore delle lotte di liberazione nazionale e sociale nei decenni
precedenti.Sono vent'anni di guerre di aggressione, di cui la criminale
aggressione neocoloniale contro la Libia è l'esempio più recente. E di
sovvertimento giuridico internazionale, insieme ad una penetrazione del
capitale nei grandi centri imperialisti delle grandi regioni del mondo. che han
portato alla distruzione di economie nazionali, al saccheggio di risorse
strutturali economiche e finanziarie, e all'impoverimento accelerato di grandi
masse di lavoratori. Ma come tutte le trasformazioni comportano in se elementi
contraddittori. E' ciò che succede in modo drammatico dal 2008. E' vero che l'
aumento dello sfruttamento e l'appropriazione privata di enormi ricchezze e di
enormi risorse di ricchezze hanno contribuito ad arginare la tendenza verso la
discesa del tasso di sfruttamento. E' altresì vero il calo del potere d'acquisto
di gran parte dell'umanità ha contributo ad aggravare la crisi di
sovrapproduzione, che caratterizzano anch'esse il capitalismo e che tendono
oggi a diventare croniche.
Lo scoppio della crisi si affianca ad un processo già in atto: quello del
declino relativo alle potenze imperialiste e all'emergere di nuove potenze,
soprattutto la Cina. Questo emergere è anch'esso, parzialmente, il riflesso del
processo di delocalizzazione della produzione verso paesi con manodopera meno
costosa. In mezzo a rivalità e contraddizioni sempre più evidenti, la risposta
delle potenze imperialiste alla crisi è stata una risposta con chiaro stampo di
classe. Con la parola d'ordine "salvare il sistema finanziario" è in atto un
enorme trasferimento di debito e di perdite del settore bancario verso gli stati
cioè dai privati al pubblico. Contemporaneamente, è stato scatenato un processo
di brutale intensificazione dello sfruttamento del lavoro. Sul nostro continente
questo processo viene diretto da un Unione europea che rivela sempre più
chiaramente la sua natura di polo imperialista asservito ai monopoli delle
grandi potenze europee. I cosiddetti pacchetti di aiuto che la Troika (UE, FMI,
BCE) ha imposto a Grecia, Irlanda e Portogallo sono vere e proprie aggressioni
contro i popoli e le economie dei paesi periferici dell'UE. Ma la politica di
austerità per i popoli e sussidi per le banche porta al disastro, come dimostra
l'esperienza greca.
Nel nostro paese il patto di aggressione siglato da FMI, UE e partiti, sta
portando ad un calo veloce delle condizioni di vita dei lavoratori e del popolo,
che peggioreranno sempre di più con le misure di bilancio per lo Stato del 2012.
L'intenzione del governo d'imporre coercitivamente una riduzione del deficit ad
ogni costo porterà ad un drammatico aumento dello sfruttamento: aumento della
giornata lavorativa, nuovi furti a salari e pensioni, estorsione delle
tredicesime, aumento delle imposte sul consumo e sui redditi dei lavoratori,
chiusura dei servizi pubblici, privatizzazioni e molte altre misure. Tutto ciò
insieme ad una nuova fase di offensiva contro il regime democratico. Davanti
alla gravità della situazione, i comunisti più attenti dovranno adoperarsi
all'argamento e all'intensificazione delle lotte di massa, capaci di esprimere
un serio ostacolo che freni l'attuale offensiva e difenda la sovranità
nazionale ed assicuri il momento di rottura e di cambiamento di cui il paese ha
bisogno. In questo senso, le attuali molteplici azioni di vari settori
costituiscono un importante spinta verso uno Sciopero generale indetto dai
movimenti sindacali.
I tempi che stiamo vivendo sono pieni di grandi pericoli ma anche di grandi
potenzialità. Pericoli di un imperialismo in profonda crisi faccia sempre più
ricorso ad aggressioni criminali , come nel massacro di Sirte e nelle ripetute
minacce di guerra contro Siria, Iran e altri paesi non allineati.
Ma la crisi del capitalismo porta anche allo scoperto la vera essenza di
questo sistema di sfruttamento e di oppressione, e si fa sempre più chiaro agli
occhi di milioni di lavoratori che il capitalismo non risolve i problemi
dell'umanità anzi ne rappresenta la radice.
E compito nostro ravvivare la coscienza di classe ed assicurare che essa
diventi lotta organizzata di lavoratori e popoli con obiettivi ben definiti di
trasformazione sociale, democratica ed antimonopolista; e con una prospettiva di
sradicare il Sistema capitalista, generatore dello sfruttamento dell'uomo
sull'uomo, onde rimpiazzarlo con il socialismo, l'unico sistema capace di
garantire la pace, la giustizia sociale e il progresso dell'umanità.
© ☭ Pedro
© ☭ Pedro
