sabato 24 marzo 2012

Articolo 18 e non solo...

Molto si è già scritto sulla riforma dell'art. 18 e, più in generale, sulla riforma del Lavoro. Non mi dilungherò, dunque, nell'aggiungere altra carne al fuoco. La Fornero - sull'art. 18 - tira dritto. Così ripetono le "veline" di regime senza vergogna. Ma non è una novità.
Vent'anni fa, le vittorie dei movimenti controrivoluzionari nell'est d'Europa hanno cambiato radicalmente i rapporti di forza nel mondo, sbilanciandoli  fortemente - in senso favorevole all'imperialismo e alla reazione. I tentativi di imporre un Nuovo Ordine mondiale - egemonizzato dagli USA - hanno ingenerato crescente instabilità ed insicurezza; e, con esse, gravi pericoli per la pace, la libertà, la democrazia, l'indipendenza e il progresso sociale dei popoli.
Sono stati due decenni in cui l'imperialismo statunitense si è lanciato all'assalto contro il pianeta, cercando di riconquistare gli spazi perduti a favore delle lotte di liberazione nazionale e sociale nei decenni precedenti.Sono vent'anni di guerre di aggressione, di cui la criminale aggressione neocoloniale contro la Libia è l'esempio più recente. E di sovvertimento giuridico  internazionale, insieme ad una penetrazione del capitale nei grandi centri imperialisti delle grandi regioni del mondo. che han portato alla distruzione di economie nazionali, al saccheggio di risorse strutturali economiche e finanziarie, e all'impoverimento accelerato di grandi masse di lavoratori. Ma come tutte le trasformazioni comportano in se elementi contraddittori. E' ciò che succede in modo drammatico dal 2008. E' vero che l' aumento dello sfruttamento e l'appropriazione privata di enormi ricchezze e di enormi risorse di ricchezze hanno contribuito ad arginare la tendenza  verso la discesa del tasso di sfruttamento. E' altresì vero il calo del potere d'acquisto di gran parte dell'umanità ha contributo ad aggravare la crisi di sovrapproduzione, che caratterizzano anch'esse il capitalismo  e che tendono oggi a diventare croniche.
Lo scoppio della crisi si affianca ad un processo già in atto: quello del declino relativo alle potenze imperialiste e all'emergere di nuove potenze, soprattutto la Cina. Questo emergere è anch'esso, parzialmente, il riflesso del processo  di delocalizzazione della produzione verso paesi con manodopera meno costosa. In mezzo a rivalità e contraddizioni sempre più evidenti, la risposta delle potenze imperialiste alla crisi è stata una risposta con chiaro stampo di classe. Con la parola d'ordine "salvare il sistema finanziario" è in atto un enorme trasferimento di debito e di perdite del settore bancario verso gli stati cioè dai privati al pubblico. Contemporaneamente, è stato scatenato un processo di brutale intensificazione dello sfruttamento del lavoro. Sul nostro continente questo processo viene diretto da un Unione europea che rivela sempre più chiaramente la sua natura di polo imperialista asservito ai monopoli delle grandi potenze europee. I cosiddetti pacchetti di aiuto che la Troika (UE, FMI, BCE)  ha imposto a Grecia, Irlanda e Portogallo sono vere e proprie aggressioni contro i popoli  e le economie dei paesi periferici dell'UE. Ma la politica di austerità per i popoli e sussidi per le banche porta al disastro, come dimostra l'esperienza greca. 
Nel nostro paese il patto di aggressione siglato da FMI, UE e partiti, sta portando ad un calo veloce delle condizioni di vita dei lavoratori e del popolo, che peggioreranno sempre di più con le misure di bilancio per lo Stato del 2012. L'intenzione del governo d'imporre coercitivamente una riduzione del deficit ad ogni costo porterà ad un drammatico aumento dello sfruttamento:  aumento della giornata lavorativa, nuovi furti a salari e pensioni, estorsione delle tredicesime, aumento delle imposte sul consumo  e sui  redditi dei lavoratori, chiusura dei servizi pubblici, privatizzazioni e molte altre misure. Tutto ciò insieme ad una  nuova fase di offensiva contro il regime democratico. Davanti alla gravità della situazione, i comunisti più attenti dovranno adoperarsi all'argamento e all'intensificazione delle lotte di massa, capaci di esprimere un serio ostacolo che freni  l'attuale offensiva e difenda la sovranità nazionale ed assicuri il momento di rottura e di cambiamento di cui il paese ha bisogno. In questo senso, le attuali molteplici azioni di vari settori costituiscono un importante spinta verso uno Sciopero generale indetto dai movimenti sindacali.
I tempi che stiamo vivendo sono pieni di grandi pericoli ma anche di grandi potenzialità. Pericoli di un imperialismo in profonda crisi faccia sempre più ricorso ad aggressioni criminali , come nel massacro di Sirte e nelle ripetute minacce di guerra contro Siria, Iran e altri paesi non allineati.
Ma la crisi del capitalismo porta anche allo scoperto la vera essenza di questo sistema di sfruttamento  e di oppressione, e si fa sempre più chiaro agli occhi di milioni di lavoratori che il capitalismo non risolve i problemi dell'umanità anzi ne rappresenta la radice. 
E compito nostro ravvivare la coscienza di classe ed assicurare che essa diventi lotta organizzata di lavoratori e popoli  con obiettivi ben definiti di trasformazione sociale, democratica ed antimonopolista; e con una prospettiva di sradicare il Sistema capitalista, generatore dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, onde rimpiazzarlo con il socialismo, l'unico sistema capace di garantire la pace, la giustizia sociale e il progresso dell'umanità.
 ©  ☭ Pedro